Pagina delle PORCHERIE

 

Quelli che hanno letto le cose che mi sono successe nella vita hanno sicuramente capito che sono un uomo molto fortunato e, proprio per avvalorare questo concetto devo dire che, a differenza di molti che si interrogano sull'esistenza o meno di Dio, io, a causa della mia fortuna sfacciata, ho avuto la buona sorte di incontrarne almeno cinque o sei. Essi non sono semplicemente Dei (perché dovrebbero implicitamente ammettere l'esistenza di altre divinità) ma, si sentono proprio Dio e, poiché anche se all'insaputa l'uno dell'altro sono in tanti, io, per comodità di archivio li ho catalogati come "i Dii". Come si distinguono i Dii dagli esseri umani? Facilissimo: ai Dii non passa mai per la testa che possano sbagliare o che quello che ritengano "giusto" possa, da altra angolatura, essere considerato "sbagliato". Guardate un po' cosa succede: uno di questi Dii di cui ignoro il nome paradisiaco ma che qui sulla terra è chiamato Don Backy, scrive sul suo sito tutto quello che accade nel suo paradiso. In quel paradiso in cui è Dio indiscusso, vengono descritte cose inenarrabili fatte da me e che non voglio qui riportare solo perché il mio è un sito umano e non sono in grado di volare così in alto. Quando però tutto quello che dice in quel paradiso viene contemporaneamente comunicato ai tribunali terreni (che come tutti sanno hanno sedi umane), riceve risposte dagli esiti sorprendenti tanto che i Dii, superiori alle cose terrene, si guardano bene di riportarle nei loro siti paradisiaci. Io però sono umano e di conseguenza le posso scrivere.

Ecco che cosa hanno risposto i Giudici a tutte quelle brutte cose che su di me sono state dette e scritte: (Ricordo ai meno esperti che quando vedrete scritto "attore" si intende Don Backy il cui vero nome è Aldo Caponi, invece, quando è scritto "il convenuto" si intende Detto Mariano, cioè io).

 

TRIBUNALE DI ROMA

CAUSA N° 20120/ 2001

SENTENZA DI 1° GRADO

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

La decisione della presente causa richiede anzitutto la definizione del procedimento incidentale di querela di falso iniziato nel corso del giudizio.

A tal fine è necessario ricordare che parte attrice (Don Backy) ha depositato all'udienza del 5/7/1993 una lettera in data 12/10/1987 a firma del convenuto Detto Mariano indirizzata all'attore (Don Backy), nella quale il convenuto (Detto Mariano) ammette sostanzialmente l'esclusiva paternità del Caponi sui brani musicali depositati presso la SIAE tra il 1962 ed il 1974 a firma congiunta (trentotto canzoni) e si impegna a versare semestralmente all'attore i relativi diritti.

Il convenuto (Detto Mariano), che in un primo momento ha disconosciuto la sua firma apposta in calce al documento (risultata invece autentica all'esito della consulenza tecnica espletata) ha successivamente contestato, all'udienza del 30 novembre 1995, l'autenticità del documento stesso, sulla base della circostanza che la lettera prodotta in giudizio dall'attore (Don Backy) è del tutto identica, fatta eccezione per la parte dattiloscritta, al foglio bianco con firma del convenuto (Detto Mariano) e dicitura "ciao" prodotto in fotocopia con l'atto di citazione e contrassegnato nell'indice del fascicolo di parte attrice con il nr. 4.

Sulla base della suddetta considerazione il convenuto (Detto Mariano) ha affermato che la lettera a sua firma in data 12/10/1987 sarebbe stata dattilograficamente redatta dallo stesso attore (Don Backy) sull'originale del foglio bianco con firma autentica e saluto del convenuto (Detto Mariano) già in suo possesso e prodotto in fotocopia agli atti del giudizio contrassegnato con il nr. 4, del quale peraltro, nonostante i numerosi inviti, non risulta mai prodotto l'originale.

Ritiene il Collegio che la querela di falso proposta sia fondata e debba essere accolta.

Premesso infatti che dalla prima CTU espletata nel corso del giudizio è emerso che la firma di Detto Mariano ed il saluto "ciao" apposti in calce alla lettera dattiloscritta in data 12/10/1987  sono autentici ed appartengono al convenuto (Detto Mariano), occorre considerare che dalla seconda CTU espletata nel corso del giudizio è emerso senza ombra di dubbio che: a) il documento (copia chiara e copia scura) che contiene la parola "ciao" e la firma "Mariano" prodotto originariamente dall'attore (Don Backy) in fotocopia, indicato come allegato 4, corrisponde alla esatta riproduzione delle parole poste sul documento in verifica; b) la fotocopia di cui all'allegato nr. 4, recante le medesime diciture manoscritte del documento in verifica, mostra chiaramente che, quando essa è stata effettuata, nell'originale ritratto non c'era alcun testo dattiloscritto, ma, appunto, unicamente la parola "ciao" e la firma "Mariano" (vedi pag. 4 CTU).

Alla luce di quanto sopra appare dunque irrilevante che la macchina da scrivere utilizzata per riempire il foglio in bianco, sottoscritto dal convenuto (Detto Mariano), non sia la stessa già usata dall'attore (Don Backy) per dattiloscrivere le lettere indicate come allegati 36, 37 e 38 come pure appare trascurabile la circostanza che non c'è sovrapposizione tra i fori dovuti ai punti metallici visibili sul documento in verifica e quelli visibili sulla fotocopia di cui all'allegato nr. 4: ciò che risulta incontrovertibile ed assolutamente certo anche a prima vista è che la dicitura ciao Mariano apposta sul documento in verifica e quella apposta sulla fotocopia è del tutto identica e quindi la fotocopia numero 4 non può che essere stata fatta dal documento in verifica senza il testo dattiloscritto che evidentemente è stato aggiunto in un secondo momento.

A conferma di ciò ricorre la circostanza che il CTU ha escluso che la fotocopia numero 4 possa essere stata eseguita dopo aver posto un foglio bianco a copertura del dattiloscritto in quanto la trama del foglio di carta, in riferimento all'esemplare più scuro, lavorata a righe fittissime è del tutto affine a quello originale in verifica e ciò dimostra che quando la fotocopia è stata effettuata nell'originale ritratto non c'era alcun testo dattiloscritto.

Le conclusioni del CTU appaiono senz'altro condivisibili alla luce delle motivazioni esposte e tenuto altresì conto che l'attore (Don Backy), nonostante i ripetuti inviti del giudice, non ha mai depositato o prodotto l'originale della fotocopia di cui all'allegato nr. 4 mentre si è deciso a produrre il documento di cui alla querela solo dopo tre anni di giudizio senza averlo prima nemmeno mai menzionato.

Deve dunque essere affermata la falsità della scrittura privata costituita dalla lettera in data 12/10/1987 che non ha quindi alcun valore probatorio nel giudizio principale.

Passando all'esame del merito del giudizio principale rileva il Collegio che dagli atti di causa non emerge la prova della esclusiva paternità di Aldo Caponi dei brani musicali rivendicati.

Infatti il convenuto (Detto Mariano), in sede di interrogatorio formale, ha negato che l'attore (Don Backy) abbia composto i testi musicali dei suddetti brani ed ha anzi affermato di aver egli stesso composto le musiche, pur con la collaborazione dell'attore (Don Backy), mentre i testi erano forniti già redatti dal Caponi.

La richiesta di prova testimoniale riproposta nella precisazione delle conclusioni, sostanzialmente identica a quella precedentemente richiesta e già respinta dal Collegio in sede di reclamo, non può trovare accoglimento, posto che essa appare diretta a provare fatti contrari al contenuto di documenti e quindi è inammissibile ex art. 2722 cc.

Infatti la paternità di Detto Mariano sulle composizioni musicali per cui è causa è incontestabilmente suffragata dai bollettini di dichiarazione all'epoca depositati presso la SIAE e regolarmente sottoscritti, nei quali il convenuto (Detto Mariano) viene sempre indicato come autore o coautore della musica.

Le lettere indirizzate al convenuto (Detto Mariano) da parte di Aldo Caponi (Don Backy)  nelle quali quest'ultimo rivendica la paternità delle sue musiche non costituiscono prova idonea proprio perché provenienti dall'attore (Don Backy), così come inidonea a dimostrare la tesi attorea (di Don Backy) è la circostanza del rideposito dei bollettini di dichiarazione di paternità a firma congiunta di tutti i pezzi di cui all'atto di citazione. Tale circostanza dimostrerebbe piuttosto che le periodiche rimesse di denaro dal convenuto (Detto Mariano) al Caponi erano appunto finalizzate a compensare la sua collaborazione nella stesura dei pezzi, che con il rideposito dei bollettini di paternità è stata poi ufficialmente riconosciuta.

L'attore (Don Backy) non ha dunque adempiuto all'onere posto a suo carico di provare  i fatti posti a fondamento della domanda che deve quindi essere respinta.

Le spese seguono la soccombenza.

Per Questi Motivi

Il Tribunale, definitivamente decidendo sulla domanda proposta da Aldo Caponi, così provvede:

Dichiara non autentico il documento impugnato con querela di falso. Visto l'art. 226 cpc e 537 cpp ordina la cancellazione totale del testo dattiloscritto dal documento impugnato. Rigetta la domanda proposta da Aldo Caponi nei confronti di Detto Mariano e della SIAE e lo condanna al pagamento delle spese di giudizio di entrambi i convenuti che si liquidano in lire 15.000.000 per Detto Mariano di cui lire 930.000 per spese, lire 6.600.000 per diritti oltre iva, cap e rimborso spese ex art. 15 tariffa forense e lire 3.500.000 per la SIAE di cui lire 300.000 per spese e lire 1.600.000 per diritti oltre iva e cap come per legge.

Così deciso in Roma il 5/3/2001

 Il giudice estensore                                                                        Il Presidente

Dott. Lucio Bochiccio                                                                  Dott. Rocco Misiti

 

Nonostante i Giudici terreni lo abbiano condannato su tutta la linea, si è sentito in dovere di non pagarmi le spese legali come da ordine del tribunale perché, non so quanti soldi abbia in paradiso, ma qui sulla terra i miei avvocati non sono riusciti a trovargli quello che noi umani chiamiamo "il becco di un quattrino". Poiché questa situazione di essere "nulla tenente" lo mette nella condizione di essere invulnerabile agli ordini economici dei Giudici, dal suo olimpo ha pensato bene di ricorrere in appello tanto, per male che gli fosse andata, non avrebbe comunque pagato le mie spese legali. Una cosa molto importante: non so se si capisce bene un passaggio vitale della sentenza di primo grado (confermata poi anche dalla sentenza di appello) e cioè che per far valere la sua divinità, si è anche permesso di falsificare un documento scrivendo su un foglio di carta (che io gli avevo inviato unitamente ad un assegno nel quale c'era scritto solamente "Ciao Mariano") una specie di mia "confessione" riconosciuta falsa dal tribunale. Su quel meraviglioso sito, naturalmente, tutto questo non c'e, mentre, c'è tutto il ricorso in appello scritto come giustamente fanno i Dii come se quello non fosse il suo punto di vista della storia, ma come se fosse la verità divina. Naturalmente anche questa volta divinamente evita di citare la sentenza perché, anche la sentenza di Appello gli è totalmente contraria. Eccola nella sua versione integrale:

 

TRIBUNALE DI ROMA

CAUSA N° 1598/05

2° GRADO

APPELLO

Motivi della decisione

 

L'appello proposto nell'interesse del signor Caponi si articola di fatto nella mera allegazione di presunte incongruenze od inadeguatezze della sentenza impugnata, senza, peraltro, che da parte dell'appellante (Don Backy) si prospettino concreti rilievi critici in ordine ai passaggi fondamentali sui quali si fonda la decisione di primo grado.

Infatti, il tribunale, ha correttamente e logicamente ritenuto che la prima questione da chiarire fosse rappresentata dalla soluzione del procedimento incidentale di querela di falso e dal conseguente accertamento dell'autenticità o meno del documento, in data 12 ottobre 1987, prodotto dalla difesa dell'attore (Don Backy) e contenente una sostanziale ammissione da parte del convenuto (Detto Mariano), dell'esclusiva paternità dell'attore (Don Backy) relativamente a 38 brani musicali, depositati presso la SIAE tra il 1962 ed il 1974. Una volta accertata la falsità del citato documento, Il Tribunale ha proceduto all'esame degli ulteriori elementi probatori addotti dall'attore (Don Backy) a fondamento della propria domanda, rilevando, tra l'altro, che "la richiesta di prova testimoniale riproposta nella precisazione delle conclusioni... non può trovare accoglimento posto che essa appare diretta a provare fatti contrari al contenuto di documenti e quindi è inammissibile ex art. 2722 cc".

Riguardo alla prima delle predette questioni (la falsità della lettera), l'appellante si è limitato a generici rilievi circa aspetti assolutamente marginali della consulenza tecnica d'ufficio svolta in primo grado (gli aspetti inerenti allo stile della lettera), per poi contestare, quasi in via incidentale ed in termini del tutto generici, le conclusioni alle quali era pervenuto il consulente -e recepite dal Tribunale nella pronuncia appellata-, circa l'utilizzazione di un foglio bianco recante la dicitura "Ciao" e la firma del convenuto (Detto Mariano), e l'aggiunta in esso di un testo dattiloscritto. In realtà l'esame della consulenza tecnica d'ufficio redatta dal dott. D'Arienzo ed anche il mero riscontro visivo della documentazione alla stessa allegata evidenziano chiaramente come la parte manoscritta del documento sia stata oggetto di successiva alterazione mediante la sovrapposizione del testo dattiloscritto; in particolare il consulente tecnico d'ufficio ha rilevato l'esistenza in atti della fotocopia di un biglietto del convenuto, con la sola parte manoscritta (la firma ed il saluto), che corrispondeva in termini di assoluta identità a quella figurante sulla presunta lettera dell'ottobre 1987 e, sulla base di tale fotocopia è pervenuto alla conclusione della falsificazione di tale secondo documento ("... dimostra chiaramente che quando tale fotocopia è stata effettuata nell'originale ritratto non c'era alcun testo dattiloscritto, ma appunto unicamente la parola Ciao e la firma del Detto"). Tali conclusioni appaiono congruamente e logicamente motivate e non possono essere di certo inficiate dalle generiche contestazioni formulate nell'atto di appello con la conseguenza che la Corte deve confermare l'accertamento della falsità del documento impugnato.

Anche relativamente alla mancata ammissione delle prove orali dedotte nel corso del giudizio le censure di parte appellante (Don Backy) risultano sostanzialmente inconcludenti. Come sopra evidenziato, il Tribunale ha disatteso le istanze istruttorie sul presupposto che le stesse risultavano dirette a "provare fatti contrari al contenuto di documenti", evidenziando come le stesse si ponessero in contrasto con la previsione dell'art. 2722 cod. civ. Tale affermazione non risulta oggetto di esplicite censure da parte dell'appellante (Don Backy), con la conseguenza che deve escludersi che la predetta prova possa trovare ingresso nel presente giudizio, in quanto nel giudizio d'appello la parte può chiedere l'ammissione di prove nuove, ai sensi dell'art. 345 cod. proc. civ., ma non riproporre istanze istruttorie disattese dal giudice di primo grado senza espressamente censurare, con motivo di gravame, le ragioni per le quali la sua istanza è stata respinta o dolersi dell'omessa pronuncia al riguardo (Cass. 1° ottobre 1993, n. 9779; Cass. 21 novembre 1984, n. 5957).

Le ulteriori doglianze di parte appellante (Don Backy) si risolvono nella mera riproposizione della propria prospettazione dei fatti e nell'allegazione di presunte argomentazioni di carattere logico fondate su comportamenti del convenuto (Detto Mariano), ai quali non può attribuirsi alcun significativo rilievo probatorio; del pari si palesano prive di ogni rilevanza, ai fini della decisione, le lettere inviate dallo stesso attore (Don Backy) o da terzi e che non sono state oggetto di conferma in sede di prova testimoniale (del resto, anche relativamente a tali aspetti non risultano oggetto di specifiche censure le valutazioni esposte nella sentenza impugnata).

L'appello proposto dall'attore (Don Backy) deve, pertanto, essere rigettato. In relazione al criterio della soccombenza le spese del grado devono essere poste a carico dell'appellante (Don Backy) e liquidate nell'ammontare indicato in dispositivo.

per questi motivi

            La Corte

definitivamente pronunciando,

rigetta l'appello proposto da Aldo Caponi nei confronti di Mariano Detto e della SIAE -Società Italiana Autori ed Editori- ed avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 20120/2001 in data 5 marzo - 28 maggio 2001;

condanna l'appellante (Don Backy) alla rifusione delle spese del grado che liquida, in favore dell'appellato Detto, in complessivi € 3.460,00, di cui € 120,00 per spese, € 840,00 per diritti ed € 2.500,00 per onorari (oltre rimborso spese generali e competenze di legge) e, in favore della SIAE in complessivi € 2.420,00, di cui € 120,00 per spese, € 580,00 per diritti e € 1.720,00 per onorari (oltre rimborso spese generali e competenze di legge).

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della prima sezione civile della Corte di appello, in data 29 marzo 2005.

    Il giudice estensore                                                               Il Presidente

Dott. Massimo Crescenzi                                                   Dott. Claudio Fancelli

 

Ora però voglio smettere le ironie che non hanno più spazio davanti alla sentenza della Corte di Cassazione che pone la definitiva parola fine ad una brutta storia che non sarebbe necessariamente da collocare fra le "porcherie" se non fosse per il fatto che fui proprio io, con il mio intervento diretto, ad aprirgli le porte del Clan Celentano e, condividendo per alcuni anni le stanze di uno stesso appartamento a Milano, collaborare attivamente alla creazione e alla realizzazione delle canzoni oggetto di questa disputa facendomi anche pentire di averlo artisticamente diretto come cantante in Sala di Registrazione ed in importanti manifestazioni canore come ad esempio La Gondola d'Argento e il Festival di Sanremo. Devo anche aggiungere che questa pessima storia mi ha profondamente psicologicamente toccato perché oggi, quando un giovane mi chiede di intervenire per migliorare o "solamente" per arrangiare una sua canzone, mentre mi parla, mi compaiono intorno a lui, come succede nei più cupi film dell'orrore,  tutti i giudici dei tre tribunali che si sono dovuti occupare di quest' amara  vicenda.  Pazienza.

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

CAUSA N° 08568/09

SENTENZA

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l'unico mezzo il ricorrente (Don Backy) denunzia omessa o insufficiente motivazione in relazione al mancato accoglimento delle richieste di prova testimoniale e alla mancata valutazione dei documenti, sicché la decisione impugnata si era fondata su una incompleta visione delle risultanze probatorie relative alle premesse  del ragionamento giustificativo.

Il ricorso è inammissibile.

Infatti la censura è viziata da assoluta genericità, poiché si limita a lamentare che non siano state tenute in conto "le lettere scritte dagli altri appartenenti al Clan e depositate in atti in allegato all'atto di citazione del primo grado: le lettere scritte da Don Backy al Detto e le missive di quest'ultimo con le fotocopie degli assegni con le rimesse semestrali; le lettere 5 maggio 1978 da Aldo Caponi al notaio Chiesa e al signor Mariano Detto: la circostanza dell'incontro alla Siae con i funzionari Fiocco e Proja, nel corso della quale il Detto ammetteva di essere un mero prestanome, oggetto della prova testimoniale non ammessa; la consulenza tecnica di ufficio che ha ritenuto nella dichiarazione del 12 ottobre 1987 una sorta di riempimento di foglio in bianco, che ha portato poi a dichiarare non autentico il documento impugnato comunque anche di falso", senza riprodurre il contenuto dei predetti documenti, allo scopo di consentire la valutazione della loro decisività; e, anche con riferimento alla dedotta circostanza della confessione attribuita al controricorrente (Detto Mariano), omettendo di fornire le indispensabili specificazioni per identificarne gli esatti termini, in merito al riconoscimento della funzione di prestanome, alla specifica situazione di luogo e tempo in cui esso si sarebbe materializzato e all'atto processuale con il quale sarebbe stato dedotto a prova.

Del pari inammissibile è la deduzione riferita alla consulenza tecnica di ufficio, totalmente priva di indicazione delle ragioni in forza delle quali quell'atto avrebbe dovuto essere disatteso.

Peraltro il ricorso manca del tutto di censurare la ratio decidendi, fondata sull'affermazione che le istanze istruttorie in primo grado erano state respinte, perché dirette a provare fatti contrari al contenuto dei documenti: affermazione che non era stata oggetto di esplicite doglianze da parte dell'appellante (Don Backy), il quale si era limitato a riproporre quelle istanze istruttorie, senza censurare espressamente il motivo del loro rigetto.

Le spese processuali seguono la soccombenza e si liquidano in favore della società Siae in € 2.700,00 di cui 200 per esborsi e 2.500,00 per onorari e in € 3.200,00, di cui 200 per esborsi e 3.000 per onorari in favore di Detto Mariano, il quale ha depositato un ulteriore atto difensivo costituito dalla memoria ex art. 378 c.p.c..

Per Questi Motivi

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente (Don Backy) alle spese processuali in favore della società Siae in € 2.700,00, di cui 200 per esborsi e 2.500,00 per onorari e in € 3.200,00 di cui 200 per esborsi e 3.000 per onorari in favore di Detto Mariano.

Roma, 11 marzo 2009.

                                                                                             Il Presidente

                                                                                       Dott. Vincenzo Proto