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                                                                                EVENTI BIOGRAFICI

Sono nato a Monte Urano (a coronamento di una appena iniziata ma molto turbolenta storia d’amore fra Detto Michele ed Anibaldi Guera Eda), al primo piano di Via Don Minzoni 24, sul pianeta Terra – Continente Europa - Nazione Italia – Regione Marche nella provincia di Ascoli Piceno.

Erano le ore 17 del 27 - 7 - 1937.

Picurì

I primi contatti con la musica li ho avuti con le lezioni impartitemi da mio padre, organista dilettante, a partire dall'età di tre anni, contro la mia volontà.

Ho sei anni la notte della Vigilia di Natale del 1943, quando in chiesa, durante la messa di mezzanotte, mio padre mi mette al suo posto davanti alla tastiera dell’organo e mi fa suonare una Pastorale insegnatami precedente più con le minacce che con la pazienza. Al termine della messa il parroco si avvicina e gli dice ammiccando: "Michè’, finalmente hai suonato la Pastorale senza sbaji", "è vero" risponde lui con fierezza d’insegnante, "ma non l’ho suonata io, eccolo là chi l’ha suonata" e indica me con orgoglio fra lo stupore di parenti amici e paesani dove tutti, meno io, si commuovono.

Famiglia

Durante il mio nono anno di vita (1946) la mia famiglia si trasferisce per motivi di lavoro a Torino, e a Torino, contro la mia volontà, sostengo un esame di pianoforte presso il Conservatorio G. Verdi ma non vengo ammesso ai corsi, poi, a causa di notevoli traversie economiche (i miei genitori furono rapinati durante il viaggio di trasferimento da Monte Urano a Torino), vivo per circa nove anni in una soffitta di Via Carlo Alberto 41, aiuto mio padre nella sua attività di artigiano calzolaio, con mia madre vado a vendere le scarpe da noi confezionate nei mercati rionali, e senza alcun dolore, la musica non fa più parte della mia vita.





All’età di 14 anni circa (1951 o 1952) durante una gita scolastica a Nizza in Francia, provo a mettere le mani sulla tastiera di un pianoforte che faceva parte dell’arredamento della hall dell’albergo, e incomincio a suonare istintivamente non mi ricordo cosa, ma ricordo con chiara precisione che sentii una specie di forte piacere interiore e, unitamente al fatto che mentre suonavo vedevo avvicinarsi le ragazze della scuola con espressioni accattivanti, decisi di riprendere, ed approfondire, il discorso sulla musica.

Da quel giorno mi prese una specie di raptus che non mi dava pace, chiesi a mio padre di rinfrescarmi le nozioni musicali (cosa che fece di malavoglia perché, dati i precedenti, la giudicò come un mio stratagemma per non lavorare), lo convinsi a prendere un pianoforte in affitto e lo collocai nel retro del negozio di scarpe che avevamo in Via Mazzini al n° 23 e nel quale, dati i precedenti, avevo la funzione di unico commesso.

Dall’arrivo dello strumento nel retro del negozio, quando non c’erano clienti da servire (mi accorgevo del loro ingresso da un campanello che rintoccava all’apertura della porta), incominciai a suonare tutto, male, ma tutto, sentivo una voglia irrefrenabile di sapere da cosa e da dove mi arrivavano quelle forti emozioni ed inevitabilmente invidiavo, di un innaturale tipo di invidia positiva, quegli autori capaci di farle vibrare all’interno di me, ed altrettanto inevitabilmente volli provarci anch’io, così, dopo circa due anni (1955), con ostinata volontà e contro quella di mio padre (mia sorella era piccola e mia madre era sempre dalla mia parte), mi iscrissi al corso di composizione presso il Conservatorio G. Verdi e questa volta l’esito degli esami fu positivo e venni ammesso ai corsi.

Mariano a 20 anni

La cultura musicale della mia famiglia era soprattutto Classica, Classico era l’insegnamento del Conservatorio, Classici erano i concerti che mi vedevano spettatore all’auditorium di Torino, ed i miei primi tentativi di composizione non potevano che essere Classici, così nel 1957 ho venti anni e partecipo con un quintetto d’archi dal titolo "Scene Pastorali" all’8° Concorso Viotti indetto dalla "Società del Quartetto" di Vercelli. Per me ventenne, esiste un solo tipo di musica: quella Classica.

Mariano e Rudy Anselmo

L’anno successivo (1958), una inaspettata modifica si fa largo fra le mie più convinte ideologie psicologiche quando un ragazzo di 19 anni (Giuseppe Anselmo, nome d’arte Rudy Anselmo) cerca un pianista che lo accompagni nelle serate musicali per le quali è ingaggiato come cantante e, poiché abita in Via San Massimo cioè a 300 metri da casa mia, viene a propormelo, e per convincermi, si mette a cantare senza accompagnamento strumentale, brani allora in voga come "Diana", "Be bop a Lula", "You are my destiny" ed il tutto, come era in voga allora, sottolineato da ampi gesti mimici (si inginocchiava, si dimenava, si toglieva giacca e cravatta). Anche se non con entusiasmo, dato che i miei modelli stilistici andavano da Bach a Wagner, decido di seguirlo nell’avventura ed ovviamente provo anche a scrivergli qualche canzone entrando in quel gusto popolare che vedeva i giovani come me immersi quasi totalmente nel mondo Rock grande novità del momento. Così con lui e con Riccardo Bellato entrambi autori di testi, inizio a comporre delle canzoni ed arrivo con loro fino all’inizio del 1960, anno che mi vede arruolato nell’esercito italiano per il fisiologico raggiungimento dell’idoneità al servizio militare di leva.

Mariano militare

Il 1960 è; un anno speciale, ho ventidue anni ed in caserma vivo un incontro che avrà valenza determinante nella realizzazione di una buona parte dei miei sogni.

Nel mio stesso reggimento (il 7° Artiglieria da Campagna), anzi nella mia stessa camerata, al grido di "Burbe dovete morire" entrano le reclute del 2° scaglione 1938 e fra essi, con tanto di divisa e bustina, c’è anche l’artigliere Adriano Celentano.

Poiché, seppure da poco, scrivevo canzoni Rock e davanti a me c’era il "Re del Rock" sotto forma di recluta (io ero sotto le armi già da un anno), nella mia testa prende forma la più facile delle equazioni: "Senti Adriano", gli dico pochi giorni dopo, "ho una grande idea: io scrivo delle bellissime canzoni per un cantante che si chiama Rudy Anselmo, e so che anche tu scrivi delle canzoni (sorvolai astutamente sulla qualità), la mia grande idea è questa: tu incidi le canzoni che ho scritto io, ed io in cambio, faccio incidere le tue a Rudy Anselmo". Fu gentile: "Una proposta così l’ho rifiutata a Domenico Modugno" mi rispose, sì, fu gentile, ma fu una gentilezza tradita da uno sguardo tagliente che mi parlava molto più chiaramente e molto meno gentilmente delle parole e che io (ingenuo si ma scemo no) lessi parola per parola. No, non gli rimasi simpatico per niente, ma inevitabilmente, ineluttabilmente, irrimediabilmente, nel corso della mia vita, quello che era scritto, doveva inevitabilmente, ineluttabilmente, irrimediabilmente succedere, e così sempre durante il servizio militare, per una concomitanza di circostanze a dire poco rocambolesche, le nostre strade ci obbligarono ad un nuovo incontro, e questa volta, nel conoscerci meglio, si concretizzò una fortissima amicizia. Sì, fu per amicizia che mi propose di entrare nel gruppo de I Ribelli, Adriano non sapeva affatto se suonavo bene o male, sapeva che ero suo amico e questo gli bastava. Quando mi congedai, gli restavano ancora 12 mesi di servizio militare, e poiché Il 7° Artiglieria aveva sede a Torino e io abitavo a Torino, spesso durante la libera uscita veniva a casa mia, poi io lo riaccompagnavo in caserma con la sua "Alfa Romeo Giulietta" che poi mi lasciava e che io gli riportavo sempre con la benzina in riserva. Questo succedeva quasi sempre, poi lui faceva il pieno e io gliela riconsegnavo in riserva. Non mi chiese mai perché. Se non era amicizia questa!

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